63 – Scilace e il Periplo: viaggio tra terre leggendarie e popoli misteriosi – Lingue Vive
- 63 – Scilace e il Periplo: viaggio tra terre leggendarie e popoli misteriosi
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Nelle scuole italiane viene generalmente utilizzato un metodo di insegnamento del latino antico che si basa sull’acquisizione delle norme grammaticali e a volte, se va bene, di alcuni vocaboli chiave ma si lascia poi allo studente una sorta di rebus (la versione) che deve essere risolto con un enorme decodificatore che è il dizionario.
In passato, però, il latino veniva insegnato come una vera e propria lingua viva tramite un metodo induttivo che permetteva allo studente di acquisire a tutti gli effetti la lingua. Oggi, anche sulla scia del successo del libro Familia Romana di Hans Henning Ørberg, esistono numerosi libri che permettono di tentare di acquisire il latino con il metodo induttivo da autodidatti o seguendo dei corsi specifici. Troverete nomi diversi per indicare una stessa cosa: latino vivo, insegnamento con metodo induttivo o “metodo natura”.
Ma qual è lo scopo di imparare il latino in latino? Ovviamente non è iniziare a parlare latino con gli amici, ma imparare le parole più comuni presenti nei testi antichi, saperli distinguere tra loro avendone una effettiva padronanza in modo tale da poter poi leggere la letteratura in lingua e comprendere un buon quantitativo dei testi letti senza l’ausilio del dizionario. Oltre a questo si può dire che, alla fine del quinquennio scolastico, gli studenti avranno effettivamente in mano qualcosa, cosa ce non si può dire per il latino fatto normalmente a scuola che porta, nella maggioranza dei casi, ad un’acquisizione lessicale molto bassa e un rapporto con la letteratura che è sostanzialmente in traduzione.
Il metodo ha dei pro e dei contro in particolare se utilizzato in classe. Prima di tutto non è per nulla scontato che un docente, per quanto esperto di latino, sia in grado di parlare latino alla classe. Non ci si improvvisa insegnanti nel metodo induttivo ma è necessaria una lunga preparazione e abnegazione. Sebbene ci si possa gettare e impararlo da autodidatti, il metodo natura è complesso e sarebbe preferibile seguire dei corsi specifici (ormai ce ne sono diversi anche online, io ad esempio ho seguito, in presenza, quello dell’IISC a Roma). Fare latino vivo non vuol dire leggere e tradurre, ma significa far acquisire, proprio come nelle lingue ancora in uso, il lessico e le strutture sintattiche agli studenti che dovranno poi utilizzarle imparando a ragionare, per quanto possibile, nella lingua di origine. Proprio per questo sarebbe meglio se gli studenti non traducessero affatto almeno per il primo biennio. Un metodo “vivo” applicato male può avere effetti terribili sul livello di acquisizione del latino perché, avendo tempi di acquisizione grammaticali totalmente diversi rispetto a quelli del latino scolastico, si rischia che la classe non impari sostanzialmente nulla e acquisisca un livello di preparazione nella materia molto bassa. Quando il metodo è invece insegnato nella maniera opportuna i docenti e gli studenti potranno togliersi tante soddisfazioni e arrivare ad avere una effettiva padronanza della lingua latina antica.



Per completezza segnalo alcuni contr che penso possano essere utili a chi legge: tenete presente che non tutti i testi in commercio si basano sul lessico frequenziale, ovvero sul numero di parole più utilizzate nei testi antichi, e vi potreste quindi trovarvi a dover affrontare storie con terminologie francamente evitabili. Problematica ben maggiore è la difficoltà di integrare questo metodo all’interno di un sistema scolastico ci cui la didattica non sempre è continua e in cui le ore sono spesso divise in più giorni. Per un’applicazione fruttuosa del metodo, sarebbe infatti meglio avere più ore di seguito, ma questo spesso non è possibile e costringe il docente a dover scegliere se andare avanti col testo o concentrarsi sul ripasso o la verifica di quanto acquisito dagli studenti.
Al contrario del greco dove ci si può muovere tra tante opzioni tutte con tanti difetti, per il latino il testo di riferimetno è Lingua latina per se illustrata di Ørberg composto da due volumi di testi, Familia romana e Roma aeterna, più un volume dedicato alle regole grammaticali e l’approfondimento dal titolo Latine disco. Quest’opera ha tanti elementi positivi che la rendono imprescindibile. L’Ørberg si basa sul lessico frequenziale e presenta una lingua in lento ma perenne divenire. Si passa da testi semplici con dialoghi elementari tra personaggi per arrivare infine al latino degli autori classici in forma integrale. In Familia romana, come dice il titolo, seguiamo le vicende di alcuni personaggi appartenenti a una famiglia specifica di Roma e impariamo il latino tramite il lessico e la grammatica attraverso una storia articolata e via via più coinvolgente. Grazie al lavoro del vivarium novum sono inoltre presenti tutta una serie di volumi che possono ampliare con la lettura di brani tratti da antologie (Fabulae Syrae) o selezioni di testi classici originali commentati tratti da Cesare, Plauto e tanti altri autori.



Se Athenaze non vi piace potete provare due alternative: Reading latin edito da Cambridge University Press che include testi decisamente più ricchi e divertenti ma che non hanno un protagonista unico. Oltre a questo la grammatica, gli esercizi e il dizionarietto sono in inglese. Da qualche tempo il tutto è disponibile anche in ebook. Nel corso degli anni sono stati inoltre pubblicati molti volumi integrativi per potersi esercitare con testi estratti da Virgilio, Ovidio o dedicato alle opere medievali. Se si vuole studiare da autodidatti il testo principale esiste inoltre un volume apposito da acquistare a parte.



Gli altri volumi simili sono spesso molto vecchi e non li consiglio più di tanto. In generale sconsiglio di utilizzare il metodo Assimil perché si basa su dialoghi spesso legati alla quotidianità contemporanea cosa che, a mio avviso, è un orpello divertente ma che non porta al risultato di cui parlavamo prima: leggere la letteratura in lingua.
